Fino a qualche anno fa, la divisione era semplice: cibo per cani e cibo per gatti. Al massimo, si poteva scegliere tra secco e umido, crocchette o paté, bocconcini o mix da cuocere in acqua. Si trovava la marca giusta e, per abitudine, si andava avanti su quei tre o quattro prodotti.
Poi le cose sono cambiate. Gli animali domestici sono diventati parte della famiglia. L’attenzione è cresciuta, a volte in modo quasi maniacale. Il consumatore ha iniziato a leggere di più, informarsi, confrontarsi. E i produttori, dal canto loro, hanno cominciato a diversificare l’offerta. Oggi lo scaffale del pet food assomiglia sempre più a un piccolo atlante del benessere animale, dove si trova di tutto e di più: ricette monoproteiche, alimenti grain free, prodotti per cani sterilizzati, gatti sensibili, cuccioli, anziani, digestioni delicate, pelo lucido, articolazioni, controllo del peso, snack funzionali, topping, creme, mousse, alimenti freschi, umidi premium e formulazioni arricchite.
Dentro questa trasformazione hanno acquisito sempre più peso i superfood. Una parola molto usata, a volte tirata un po’ troppo da una parte e dall’altra, ma interessante se la si guarda senza enfasi, come segnale di un mercato che sta cambiando lingua. Il Rapporto Assalco-Zoomark 2026 conferma un settore ormai maturo e centrale nei consumi legati agli animali da compagnia. Il pet food continua a essere una delle aree più rilevanti del comparto, dentro un mercato in cui alimentazione, cura e benessere sono sempre più intrecciati. Il punto è proprio questo: il cibo per animali non viene più percepito solo come nutrimento. È diventato un gesto di attenzione, una scelta identitaria, una forma quotidiana di cura.



