Dicono che la prima “fanghi addicted” sia stata nientemeno che Cleopatra: la bellissima regina d’Egitto amava i bagni di fango del Mar Morto, ricco di sali minerali e proprietà riequilibranti per la pelle. Ma l’uso del fango a scopi curativi e cosmetici ha radici ben più antiche e trasversali. Già nelle civiltà mesopotamiche e in quelle dell’antica India, il fango veniva impiegato in rituali purificatori o mescolato a erbe officinali per ristabilire l’equilibrio del corpo. I Greci ne parlavano come di un rimedio naturale per combattere dolori e infiammazioni, mentre i Romani lo trasformarono in uno dei protagonisti delle loro celebri thermae: impacchi di argilla, bagni di limo e trattamenti corporali erano parte integrante della routine termale, non solo per finalità terapeutiche ma anche come momenti di socialità e piacere. Dopo un periodo di oblio, è nel Rinascimento che l’arte del fango rinasce nei centri termali italiani, dove medici e aristocratici ne riscoprono le virtù e ne regolamentano l’uso per trattamenti mirati, soprattutto in ambito reumatico e dermatologico.
Oggi, a distanza di secoli, il fango torna protagonista in una veste nuova, scientificamente potenziata e formulata per rispondere a esigenze diverse: estetiche, funzionali, sensoriali.



